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ELIMINARE IL GAS DALLE CASE PREFABBRICATE

ELIMINARE IL GAS DALLE CASE PREFABBRICATE

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IN QUESTO PERIODO INVERNALE LE BOLLETTE DEL GAS METANO SONO PARTICOLARMENTE “PESANTI” A CAUSA DEGLI AUMENTI DEI PREZZI APPLICATI DAI GESTORI

Sino a pochissimi anni fa la dotazione impiantistica standard nelle nostre abitazioni era limitata ad una caldaia a gas metano con radiatori o riscaldamento radiante a pavimento. La caldaia era dedicata anche alla produzione di acqua calda sanitaria, in genere senza accumulo. Per raffrescare bastava qualche split per l’aria condizionata.
Sembra passata una vita, ma le caldaie sono praticamente scomparse dalle nuove costruzioni. La motivazione principale è l’introduzione di una normativa in materia di risparmio energetico e sostenibilità per gli edifici che impone l’obbligo di soddisfare gran parte del fabbisogno energetico mediante fonti rinnovabili, come previsto sin dal Decreto Legislativo n.28/2011, secondo incrementi progressivi di anno in anno.
Per le abitazioni private dal 2018 la quota è arrivata al 50% (55% per gli edifici pubblici). Tale percentuale va calcolata sulla base dell’energia necessaria per riscaldare e produrre acqua calda sanitaria. Si tratta di un valore importante che impone una vera e propria rivoluzione energetico-impiantistica.

Le “fonti rinnovabili” sono state definite nel Decreto Requisiti Minimi del 26/06/2015 e riguardano i pannelli solari fotovoltaici e termici, le pompe di calore che traggono energia dall’esterno (aria, acqua, terreno). Le biomasse (pellet, legna) sono considerate “parzialmente” rinnovabili, con un valore assegnato da calcolare all’80%.
Ovviamente il gas metano non è per definizione una fonte di energia rinnovabile (infatti si prevede un esaurimento dei giacimenti nei prossimi decenni). Per questo la presenza di una caldaia a gas è possibile solamente come fonte di supporto ad un impianto principale, costituito da una pompa di calore.
La configurazione standard di un impianto termosanitario in un edificio isolato come una casa prefabbricata in legno prevede generalmente una pompa di calore collegata ad un impianto radiante a pavimento (aria-acqua) o canalizzato con bocchette (aria-aria), con unità esterna. La pompa di calore produce acqua sanitaria stoccata in un apposito serbatoio di accumulo. In copertura sono sempre presenti i pannelli solari fotovoltaici per la produzione di energia elettrica (da 3 a 6 kWh).
Nella maggior parte dei casi il sistema è completato da un impianto di ventilazione meccanica controllata a recupero del calore. Sono ovviamente possibili alcune variazioni, ma la sostanza resta l’eliminazione del gas metano dall’edificio.

Resta l’esigenza della cottura dei cibi. L’installazione di un fornello a gas è possibile, ma comporta la necessità di allaccio (con i costi per le relative bollette) per soddisfare una funzione importante, ma limitata. I tradizionali piani cottura a gas possono essere sostituiti dalle piastre ad induzione, permettendo di limitare i costi per la fornitura di energia alla sola componente elettrica (con il supporto del fotovoltaico). I moderni sistemi ad induzione hanno alti rendimenti (superiori al gas) che permettono un buon contenimento dei consumi. La fiamma del gas produce infatti calore che viene per lo più disperso in ambiente, al contrario della piastra ad induzione che generano un campo magnetico che si trasferisce direttamente alle pentole, con un rendimento vicino al 90%. Sono sistemi sicuri e pratici, che permettono cotture rapide e precise.
La rivoluzione a cui stiamo assistendo è certamente un ulteriore passo verso un nuovo concetto di edilizia, ecosostenibile ed energeticamente performante. Purtroppo il rovescio della medaglia sono i costi molto alti degli odierni sistemi impiantistici che appaiono sproporzionati rispetto all’effettivo fabbisogno energetico dei moderni edifici a basso consumo come le case prefabbricate in legno.

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