PROGETTO E STANDARD DEI COSTRUTTORI DEL LEGNO

PROGETTO E STANDARD DEI COSTRUTTORI DEL LEGNO

UN LETTORE DELLA GUIDA ALLE CASE PREFABBRICATE PONE UN INTERESSANTE QUESITO IN MERITO ALL’ADATTAMENTO ESECUTIVO DI UN PROGETTO DA PARTE DELLE DITTE COSTRUTTRICI DEL LEGNO

Leggo nella Sua risposta quanto segue (si fa riferimento al seguente articolo):
“L’adattamento alle specifiche costruttive del costruttore è quasi inevitabile, in quanto le pareti in legno non vengono quasi mai progettate su misura, ma si basano su misure standard che variano da ditta a ditta.”
Mi chiedo allora se non sia il caso di procedere in modo diverso per poter chiedere preventivi a 2-3 ditte, senza dover poi cambiare il progetto.
1) Predisporre un progetto di massima col proprio tecnico, attenendosi ai dati di PRG;
2) Predisporre una specie di appalto concorso, nel quale ogni ditta possa predisporre un proprio progetto (con tipologia architettonica scelta fra quelle proposte dalla ditta) con relativa offerta;
3) Dare incarico completo alla ditta vincitrice, anche per il progetto, da presentare in Comune per l’approvazione.
Cosa ne pensa, architetto, di questo modo di procedere?


Sono idee interessanti, in buona parte condivisibili:

1) Potrebbe essere una buona soluzione per chiudere un contratto con una ditta di case prefabbricate “prima” di presentare il progetto in Comune. In questo modo si potrebbe richiedere l’autorizzazione a costruire per un edificio già sottoposto ad una progettazione esecutiva da parte di ditta e tecnico, senza ricorrere a successive varianti in corso d’opera.
Il principale problema è che non vi è garanzia certa che il progetto verrà approvato senza modifiche e prescrizioni da parte di commissione edilizia ed uffici tecnici, anche se analizzato preventivamente. In questo caso si dovrà procedere ad ulteriori verifiche e variazioni.
In generale i tempi si allungano abbastanza, soprattutto se sono richiesti pareri preventivi da parte di enti esterni al Comune (ad esempio, la Soprintendenza.). Non è comunque una cattiva idea (per risparmiare sul costo della variante del progettista…….).

2) Suppongo ci si riferisca alle case modello, per le quali il progetto è già esistente. Io stesso ho costruito case a catalogo e confermo che non essendovi un adattamento da parte del costruttore, dato che sono soluzioni che incorporano già le misure standard delle ditte, le eventuali varianti sono spesso escluse o comunque limitate a piccole variazioni richieste dal cliente.
E’ ovviamente una buona soluzione con poche controindicazioni qualora si trovi un modello di casa adatto alle proprie esigenze. Non si pensi però di evitare progettista e direttore lavori, oltre al pacchetto completo di professionisti obbligatori per legge (un piccolo sconto è ovviamente previsto rispetto al progetto personalizzato – comincio a pensare che il lettore voglia risparmiare sulla parcella dell’architetto….).

3) Anche in questo caso è una soluzione possibile, ma il costruttore si avvarrà sicuramente di uno studio tecnico abilitato esterno, dato che in Italia non vi sono alternative perseguibili. La parcella può essere incorporata al contratto esplicitandola o meno (comunque verrà pagata dal cliente).
Un professionista “fuori provincia” può sicuramente ottenere i permessi senza alcun problema, ma avrà qualche difficoltà nell’essere quotidianamente presente in cantiere, operando a centinaia di chilometri dal proprio ufficio. Io stesso accetto volentieri incarichi professionali fuori ambito se ubicati a distanza ragionevole, ma rifiuto a malincuore quelli eccessivamente lontani.
Si deve inoltre considerare che le aziende di case in legno si appoggiano quasi sempre ad una rete di studi tecnici di fiducia per rispondere proprio a questo tipo di esigenze, tutt’altro che rare (non tutti hanno un progettista di fiducia). In pratica l’architetto (o il geometra) serve e non si può comunque evitare.

2 Commenti

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    Vincenzo gennaio 09, 2016

    Forse non mi sono espresso bene nella mia proposta.
    I tre punti non si riferivano a tre modi diversi di procedere, ma alle tre fasi di un’unica proposta.
    Il progetto di massima (punto 1) dovrebbe servire come base per l’appalto concorso (punto 2), a cui far seguire la presentazione in Comune del progetto proposto dalla ditta vincitrice (punto 3) a firma del tecnico di zona, che dovrà attenersi alle indicazione della ditta vincitrice.
    RingraziandoLa comunque per la Sua cortese attenzione e scusandomi per la mancata chiarezza, Le rinnovo la richiesta di un Suo giudizio della proposta.
    Cordiali saluti
    Vincenzo

  2. Avatar
    Admin gennaio 14, 2016

    In ogni caso le considerazioni non variano di molto, è una possibilità percorribile.

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