COSTI, ITER, IVA PER UNA PICCOLA CASA PREFABBRICATA IN LEGNO

COSTI, ITER, IVA PER UNA PICCOLA CASA PREFABBRICATA IN LEGNO

L’ITER BUROCRATICO PER PROGETTARE E REALIZZARE UNA CASA IN LEGNO NON PREVEDE GRANDI DIFFERENZE RISPETTO ALLA TRADIZIONALE MURATURA E RESTA FONDAMENTALE IL RUOLO DI UN TECNICO ABILITATO.

Salve, le chiedo un aiuto. Sono nella provincia di Roma e con la mia compagna stiamo cercando casa. Il mio desiderio sarebbe quello di un terreno con sopra una costruzione da demolire per poterci impiantare una casa in legno.
L’aiuto che le chiedo è sapere anche attraverso la segnalazione dei suoi articoli, di aiutarmi a capire i passi che devo fare. Il terreno lo avrei già trovato, ma come faccio ad informarmi se posso buttare già il fabbricato presente per costruire una casa in legno? Cioè quale è l’ufficio del comune addetto ai vincoli urbanistici?
Come faccio a sapere le spese che oltre al terreno e alla casa chiavi in mano devo sostenere, ad esempio spese di demolizione e smaltimento, platea, ingegnere per firma progetto e deposito.
Ho letto che devo pagare delle tasse per la costruzione del 22 %, si intende sul costo della casa? Insomma la domanda è questa: per capire se realisticamente, per quanto piccola e semplice, il nostro progetto di casetta in legno sia realizzabile, quali sono i passi che devo compiere?
La ringrazio del suo tempo buon lavoro.


Tante domande, un’unica risposta. Serve incaricare un tecnico professionista.
In una primissima fase tendo a fornire la maggior parte di queste informazioni ai miei potenziali committenti senza richiedere alcun impegno economico e suppongo valga altrettanto per la maggior parte dei miei colleghi.
Internet è un mezzo meraviglioso per ricercare risposte e ricavare preziose informazioni su qualsiasi argomento o quasi, tuttavia una consulenza approfondita richiede lavoro, competenza e professionalità che necessita a mio avviso di un impegno formale.

Il mio invito ai lettori del blog è di non considerare sempre e comunque la spesa per un Architetto come denaro buttato, ma di comprendere il valore aggiunto dell’affidarsi ad un progettista valido, che può farci compiere i passi corretti e risparmiare molti soldi.
Come ripeto spesso a molti miei clienti, le mie parcelle dovrebbero tramutarsi in un investimento, con un ritorno economico superiore a quanto versato per le competenze.
Il committente non può pretendere di affrontare da solo la fase di ricerca informazioni, in quanto lo stesso dialogo con gli uffici tecnici rischia di risultare limitato a poche informazioni confuse e frammentarie (cosa ancor più probabile per i grandi comuni come Roma o Milano, per esperienza diretta).

Il lettore può contattare direttamente l’ufficio Edilizia Privata (il nome può variare), ma difficilmente il tecnico comunale sarà troppo disponibile, mancando un professionista con cui dialogare.
Anche il reperimento delle altre informazioni richieste richiede di computare le spese da sostenere per la progettazione e tutte le altre mansioni dei vari professionisti previsti per normativa, la demolizione di un fabbricato esistente, la realizzazione delle strutture di fondazione e della casa prefabbricata in legno vera e propria, oltre agli oneri comunali Serve necessariamente un progetto (almeno in bozza) che andrà sviluppato da un tecnico che avrà il compito di preventivare i vari costi, IVA inclusa.
L’aliquota da applicare dipende dal possedimento o meno di altri immobili di proprietà (se prima casa è agevolata al 4%, altrimenti corrisponde al 10% del valore).
Le parcelle dei professionisti (esclusi i tecnici che godono del regime dei minimi) sono soggette ad un imposizione del 22%, oltre al contributo previdenziale (per gli Architetti è il 4%).

2 Commenti

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    diana ottobre 28, 2015

    Buongiorno architetto, la seguo dalla nascita del suo blog che ho sempre molto apprezzato, sono architetto anch’io e le ho già scritto diverse volte come forse ricorderà. Adesso sono in via di conclusione dell’esperienza di realizzazione di una casa prefabbricata in legno e mi farebbe piacere condividere alcune considerazioni. Personalmente ho creduto e continuo a credere nella validità della tecnologia per i seguenti motivi qui riportati in sintesi (prezzo certo, tempi certi, qualità certificata della costruzione dal punto di vista del risparmio energetico, sostenibilità del cantiere e della costruzione “dalla culla alla tomba” come dicono i miei colleghi dell’INBAR Istituto Nazionale di Bioarchitettura di cui faccio parte…) ma ho avuto una grossissima delusione. Ho scelto una ditta cosiddetta leader del settore che per motivi che non sto qui a riportarle ha avuto problemi finanziari. Ne consegue che alcuni punti di forza sono venuti a cadere (prezzo certo, tempi certi e non si sa ancora come andrà a finire e se saremo costretti a rescindere il contratto in questo caso saremo costretti ad affrontare una causa che comporterà altri esborsi e, soprattutto, una volta ottenuta la rescissione, che ne sarà della famosa garanzia trentennale? Le premetto che il contratto chiuso è un chiavi in mano perché avevamo ritenuto che pur essendo più caro di circa il 20-25% poteva essere una tutela l’unico interlocutore. E’ andato tutto bene fino alla realizzazione del grezzo avanzato ma per le finiture è stato ed è ancora un incubo complice la distanza e la situazione finanziaria dell’azienda.
    Non so se è il caso di pubblicare la mia testimonianza ma facendo tesoro dell’esperienza ritengo che le ditte “riconosciute leader” del settore se non sono radicate nel territorio sul quale intervengono possono provocare più danni di quelle piccole.

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