COSTRUIRE IN LEGNO IN AREE ARCHEOLOGICHE

COSTRUIRE IN LEGNO IN AREE ARCHEOLOGICHE

UNA GRAN PARTE DELLE NOSTRE CITTA’ SI TROVA AL DI SOPRA DI INSEDIAMENTI URBANI DEL PASSATO E IN MOLTI CENTRI STORICI ITALIANI RESTA ALTA LA PROBABILITA’ DI PORTARE ALLA LUCE REPERTI ARCHEOLOGICI ROMANI IN FASE DI SCAVO.

Gentile Architetto, sono interessato all’acquisto di un terreno per l’edificazione di un’abitazione in legno e, tra i terreni edificabili considerati, ve ne sono alcuni che presentano una non trascurabile probabilità di celare nel sottosuolo dei resti romani. Il loro eventuale ritrovamento, a quanto mi è stato prospettato, implicherebbe l’obbligo di renderli comunque visibili, con le conseguenti complicazioni tecniche ed economiche.
Le chiedo quindi se sia possibile la costruzione fuori terra della platea, o comunque la profondità minima dello scavo per la sua costruzione, in modo da evitare o minimizzare il rischio di ritrovamenti archeologici. La ringrazio anticipatamente per la cortese risposta.


Come sempre, ricordo che le case prefabbricate in legno costituiscono una semplice alternativa costruttiva all’edilizia tradizionale del mattone e sono sottoposte alle medesime normative.
Le differenze, i vantaggi ed i limiti dell’una e dell’altra soluzione sono state ampiamente descritti nei quasi 750 articoli contenuti in questo portale, attivo dal 2008, i cui contenuti sono a libera disposizione dei lettori.
Gran parte dei centri storici (ma non solo) delle città italiane è stata eretta al di sopra di antichi insediamenti, quasi sempre di epoca romana, e non è del tutto improbabile imbattersi in ritrovamenti archeologici in fase di scavo.
Tale eventualità, molto interessante dal punto di vista culturale, risulta molto meno affascinante per il committente che si trova costretto a fermare i lavori con il coinvolgimento della competente Soprintendenza.

Nel caso prospettato dal lettore, la profondità di scavo per la realizzazione di una semplice platea di fondazione (non un vero e proprio piano interrato) risulta modesta e difficilmente supera l’altezza di un metro dal piano di calpestio. La presenza di eventuali reperti in questa fascia è abbastanza sporadica trattandosi di sedimenti relativamente giovani e generalmente limitata a qualche coccio o moneta.
La possibilità di limitare lo scavo a poche decine di centimetri dipende dalle caratteristiche di portanza del suolo, nonché dalla sua composizione. Tale decisione dovrà necessariamente coinvolgere geologo, strutturista e progettista che potranno valutare le soluzioni più idonee, nel rispetto delle vigenti normative in materia di statica delle costruzioni.

Se risulta possibile rialzare la costruzione, attestando l’intradosso delle fondazioni ad una quota più elevata, potrebbe trarne vantaggio anche la salubrità complessiva dell’opera, accentuando le pendenze per il deflusso delle acque piovane dall’edificio verso l’esterno.
Ricordo che uno dei punti deboli delle case in legno resta l’eventuale contatto permanente con acqua ed umidità, problema facilmente risolvibile con un’accorta progettazione esecutiva che permetta di allontanare l’acqua dall’edificio, in particolare nella zona dell’attacco al suolo.

Questo aspetto richiede un minimo di esperienza da parte del progettista, nonché competenza da parte della ditta costruttrice che deve curare particolarmente l’esecuzione delle pendenze e la posa delle guaine.
Concludendo, fatta eccezione per i fabbricati con piano scantinato, la realizzazione di una semplice platea di fondazione per l’ancoraggio delle pareti in legno dovrebbe escludere il rischio di portare alla luce tracce archeologiche rilevanti, soprattutto se la progettazione dell’edificio ha affrontato correttamente la gestione delle acque meteoriche superficiali.

Commenta

La tua mail non verrà pubblicata. *