CASE IN LEGNO A SCHIERA

CASE IN LEGNO A SCHIERA

LE COSTRUZIONI IN LEGNO POSSONO ADATTARSI A MOLTE SITUAZIONI PROGETTUALI, COSTITUENDO UN’ALTERNATIVA VERSATILE ALLE TRADIZIONALI SOLUZIONI IN MURATURA

Buongiorno, scrivo da privato interessato da poco a questo interessantissimo settore!
Potrei venir in possesso di un terreno dove eventualmente opterei per una costruzione di una piccola prefabbricata in legno 6×10 su due piani.
Il terreno è sede di una casa (che andrebbe demolita) e costringerebbe il futuro prefabbricato ad essere chiuso a destra e sinistra dalle altre case (muro contro muro).
Ha senso strozzare in questo modo la casa in legno? E’ sconsigliabile tecnicamente o magari solo esteticamente?
Grazie mille per la disponibilità.


Negli ultimi anni la sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione è una metodologia molto redditizia per riqualificare a fondo gli immobili esistenti.
Non sempre la conservazione dell’edificio originario rappresenta un vantaggio, nè sotto il profilo economico, che dal punto di vista dei valori termoacustici del nuovo fabbricato post-ristrutturazione.
Si tratta di interventi che possono in molti casi godere dei benefici fiscali in vigore, rendendo particolarmente interessante l’abbattimento di edifici fatiscenti o non adeguati sotto il profilo statico-antisismico.
Va inoltre considerato che la ristrutturazione “pura” spesso pone vincoli pesanti alla progettazione in quanto le modifiche distributive interne sono limitate quasi sempre alle tramezze, con limitazioni anche alla progettazione delle facciate.

Non sempre però demolire e ricostruire rappresenta la soluzione migliore.
Il caso posto dal lettore è abbastanza emblematico. Si tratta della classica “schiera” di edifici in aderenza, tipica di molte corti rurali, centri storici o piccoli borghi.
Le difficoltà in questi casi sono molteplici. Innanzitutto si deve demolire un fabbricato posto tra due edifici ediacenti, che potrebbero subire notevoli conseguenze da tale intervento di rimozione.
A volte è presente un unico muro divisorio in comune, in altre situazioni si tratta di due pareti affiancate. In tutti i casi, trattandosi di muratura assestata nel corso di decenni si deve considerare la reciproca funzione controventante di ogni unità edilizia rispetto a quelle confinanti che, venendo a mancare, può comportare crepe ed assestamenti di una certa entità.
L’altro problema da considerare riguarda le metodologie costruttive da impiegare in questi casi, una volta rimossa la muratura originaria.

La realizzazione delle fondazioni può richiedere l’esecuzione di opere di sottomurazione (con relativi costi), in quanto i fabbricati in aderenza difficilmente presentano strutture interrate in cemento armato. Si tratta di interventi certamente possibili, ma da progettare con estrema attenzione.
Sono da scartare quasi sempre le soluzioni in legno a pareti prefabbricate intelaiate, che difficilemente si prestano ad interventi di questo tipo a causa delle difficoltà oggettive di movimentazione di elementi di notevole peso e dimensione in spazi abbastanza ristretti, nonchè per la gestione degli inevitabili “fuori squadra”.
Meglio orientarsi verso le strutture a pannelli in opera come l’x-lam o assemblando il telaio direttamente in cantiere. In questi casi (superate le difficoltà accennate in precedenza) è da rimarcare la buona flessibilità di questi sistemi costruttivi, che comportano limitate vibrazioni nei confronti degli edifici adiacenti grazie alla costruzione a secco in tempi rapidi.

1 Commento

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    Vincenzo febbraio 07, 2016

    Leggo riguardo all’intervento di demolizione e ricostruzione:”Si tratta di interventi che possono in molti casi godere dei benefici fiscali in vigore, rendendo particolarmente interessante l’abbattimento di edifici fatiscenti o non adeguati sotto il profilo statico-antisismico.”
    Siamo proprio sicuri che gli attuali benefici fiscali del 50% e 65% in credito d’imposta siano validi nel caso di sostituzione del manufatto edilizio?
    Purtroppo non credo e, siccome sono pienamente d’accordo con Lei, Architetto, quando afferma che “Non sempre la conservazione dell’edificio originario rappresenta un vantaggio”, credo la scelta (politica) di finanziare la ristrutturazione e non la costruzione ex-novo sia TOTALMENTE SBAGLIATA e controproducente sotto il profilo del risparmio energetico.

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