IMPIANTI RIDOTTI PER UNA CASA PREFABBRICATA

IMPIANTI RIDOTTI PER UNA CASA PREFABBRICATA

IN ITALIA, LE CASE IN LEGNO PREFABBRICATE RICHIEDONO POCA ENERGIA PER IL RISCALDAMENTO INVERNALE ED IL RAFFRESCAMENTO ESTIVO GRAZIE ALL’OTTIMO ISOLAMENTO DELL’INVOLUCRO ED ALLE TEMPERATURE MITI DEL NOSTRO PAESE.

Buongiorno, siamo una giovane coppia e stiamo progettando la nostra casa prefabbricata.
Abbiamo letto molto attentamente il suo libro e ci piacerebbe chiederle un consiglio in particolare per quanto riguarda il riscaldamento.
La casa sarà costruita in una zona di montagna a 1200 metri sul livello del mare.
Abbiamo disponibilità di legna ma lavoriamo entrambi fuori casa perciò crediamo che non sia adatta a noi una caldaia a legna.
Oltretutto le caldaie a legna e a pellet occupano molto spazio e nella nostra casa c’é solo un piccolo spazio adibito a laboratorio e locale tecnico.
Questo potrebbe creare problemi anche nel caso dell’impianto con pompa di calore perché necessario un accumulo di acqua, vero?
Pensavamo quindi ad una stufa da installare nella zona giorno, a dei pannelli fotovoltaici sulla falda meglio esposta del tetto, ma per il resto o brancoliamo nel buio…
Grazie e complimenti per il suo lavoro.


Non solo per le case prefabbricate, l’autosufficienza energetica ha poco senso, comportando costi elevati non ripagabili nel tempo.
I moderni edifici in legno in classe A o A+ consumano energia. Poca (un bel vantaggio), ma necessitano comunque di impianti, che devono essere correttamente dimensionati in rapporto all’effettivo fabbisogno termico.
Le dispersioni di calore verso l’esterno dipendono non solo dai pacchetti tetto-parete-vetri-infissi, ma anche dal rapporto di forma, dall’orientamento e dalle dimensioni dell’edificio.
Anche il surriscaldamento estivo è difficilmente determinabile a priori, dipendendo dalla presenza di fonti di calore interne all’edificio (un individuo adulto sviluppa 100 kWh di energia), oltre che da schermature di finestre e portefinestre poco adeguate o assenti e partizioni opache (tetto-pareti) troppo leggere.

La casa del lettore verrà realizzata in una zona di montagna e, pertanto, andrà posta una certa attenzione verso il tema della protezione dal freddo invernale, a fronte di frequenti picchi di temperature invernali al di sotto di 0°C, per molti mesi l’anno.
La legna impiegata come combustibile è una valida alternativa a gas ed energia elettrica, economica e sostenibile, ma ha il difetto della scarsa praticità, se vista come unica fonte di calore.
Le caldaie a legna o i termocamini ad acqua dovrebbero integrare l’impianto principale (pompa di calore o caldaia a gas), affiancandolo o sostituendolo in base alle reali necessità.
Per fare un banale esempio, durante il giorno gli occupanti saranno quasi sempre assenti per lavoro, per cui la caldaia garantirà quel minimo di calore necessario ad impedire un abbassamento della temperatura al di sotto di un certo valore preimpostato.

Al rientro i proprietari possono decidere di attivare l’impianto ausiliario a legna ed automaticamente la caldaia smetterà di funzionare.
Va considerato che gli impianti moderni (anche a legna) possono essere programmati (anche attraverso la domotica), per cui l’utilizzo del gas può essere praticamente riservato a pochi giorni l’anno.
Il poco spazio a disposizione per gli impianti è ovviamente un piccolo problema, poiché la presenza di un accumulo per l’acqua calda è quasi sempre necessario, soprattutto se si si opta per la pompa di calore o si intende sfruttare il calore del sole mediante pannelli solari termici.
Per concludere, non scarterei l’ipotesi di sfruttare la propria produzione di legna per alimentare un termocamino che possa essere parte di un piccolo sistema integrato con caldaia a gas e solare termico, prevedendo una minima dotazione di solare fotovoltaico per i soli usi domestici “elettrici”, senza VMC e pompa di calore.

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