RISCALDAMENTO A PARETE NELLE CASE ECOLOGICHE

RISCALDAMENTO A PARETE NELLE CASE ECOLOGICHE

IL PAVIMENTO RADIANTE RAPPRESENTA DA ALCUNI ANNI LA PRIMA SCELTA PER IL RISCALDAMENTO DELLE CASE PREFABBRICATE E PUO’ ESSERE ALIMENTATO INDIFFERENTEMENTE DA UNA CALDAIA (A GAS O PELLET) O DA UNA MODERNA POMPA DI CALORE

Buongiorno e complimenti innanzitutto per il suo libro.
Il dubbio che vorrei sottoporle e’sulla scelta degli impianti.
Mi è stato proposto oggi l’utilizzo del riscaldamento a parete o soffitto, a bassa inerzia termica. Come si sposa con la prefabbricazione ed in particolare con la parete a telaio?


Il riscaldamento a parete, al pari di quello a pavimento, è un sistema di riscaldamento che trasmette calore per irraggiamento dalle pareti all’ambiente e solo in minima parte per convenzione.
Pur rappresentando una soluzione impiantistica moderna, non è molto distante dal riscaldamento ipocaustico diffuso nelle terme romane, che consisteva in un locale in cui era posta una fornace ubicato sotto l’edificio chiamato ipocausto, che diffondeva aria calda attraverso canalizzazioni di aria calda poste all’interno delle pareti.
Il sistema radiante ad acqua (a bassa temperatura) prevede una serie di tubazioni installate all’interno della parete in cui corre acqua calda riscaldata da pannelli solari, da una pompa di calore o da una caldaia a gas o a pellet, che cede calore alla parete che a sua volta lo irradia all’ambiente.

A differenza del riscaldamento a pavimento, i pannelli a parete assicurano una distribuzione omogenea del calore nei confronti degli occupanti, trattandosi di un sistema che si sviluppa in verticale sino a 180-200 cm di altezza.
La posa interessa generalmente le sole pareti esterne, per cui le serpentine (in rame e non in plastica) andrebbero sempre installate all’interno di una controparete. Questo comporta necessariamente una bassa inerzia termica (al contrario del riscaldamento a pavimento che presenta lunghi tempi di attivazione e spegnimento).
Per questo motivo si tratta di un impianto abbastanza efficiente negli edifici bene isolati come le case in legno a basso consumo, entrando a regime velocemente (come i radiatori, ma con temperature di esercizio più basse, intorno ai 35° C e senza corpi radianti “a vista”).

Può anche essere reversibile, fungendo da raffrescamento nella stagione estiva, con minori problemi di formazione di condensa rispetto ai pannelli a pavimento.
Le manutenzioni sono davvero minime ed eventuali riparazioni risultano più semplici rispetto ai sistemi a pavimento.
Altre versioni presenti sul mercato, ma assai meno diffuse sono il riscaldamento a soffitto e a battiscopa.
Il principale motivo della scarsa diffusione del riscaldamento a parete è la difficoltà di arredare gli ambienti, in quanto i pannelli devono risultare liberi, senza arredi e barriere al calore, per non parlare di quadri, pensili, viti e chiodi.
Con questo sistema diventa abbastanza difficile raggiungere efficacemente i punti centrali nei locali di maggiori dimensioni, con il concreto rischio di avere zone non sufficientemente riscaldate, ad esempio in soggiorno.

La controparete sottrae spazio agli ambienti (anche 7-10 cm), al contrario del riscaldamento a pavimento che richiede un semplice ispessimento del massetto (senza reali perdite di cubatura urbanistica).
Il riscaldamento a pannelli verticali può eventualmente rappresentare un’integrazione di quello a pavimento, interessando solo alcune pareti, come nei bagni.
Esistono anche versioni a parete a pannelli ad irraggiamento elettrici, che funzionano a corrente, ma poco efficienti dal punto di vista dei rendimenti termici.
Può sicuramente essere una soluzione interessante in ristrutturazione leggera, in quanto non richiede la demolizione del pavimento esistente, mentre è meno indicata nelle nuove costruzioni (che rappresentano il 99% delle case prefabbricate in legno).

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