IL LOCALE TERMICO NELLE CASE PREFABBRICATE

IL LOCALE TERMICO NELLE CASE PREFABBRICATE

GLI EDIFICI CONTEMPORANEI RICHIEDONO UNA DOTAZIONE IMPIANTISTICA ADEGUATA ED EFFICIENTE IN GRADO DI RISCALDARE E RAFFRESCARE CON POCA ENERGIA, POSSIBILMENTE RICAVATA DA FONTI RINNOVABILI.

Il mio tecnico ha previsto nel progetto della nostra casa in legno un piccolissimo locale termico per la caldaia e la lavanderia, mentre noi pensavamo di integrare tra un po’ di anni con i pannelli solari fotovoltaici e forse anche termici.
Non converrebbe avere una stanza più grande per le future esigenze?
Quanto spazio in metri quadri ci potrebbe servire?
E’ un problema se si trova nel piano interrato (c’è una bocca di lupo abbastanza piccola, ma la stanza è comunque aerata e illuminata)?


Sino a pochissimi anni fa la dotazione impiantistica “standard” per un fabbricato abitativo si limitava ad una semplice caldaia a gas (quasi sempre, non a condensazione) collegata ai tradizionali radiatori e a qualche split per l’aria condizionata.
La caldaia veniva ubicata di regola in cucina e nascosta da un pensile copri copricaldaia o posta all’esterno in un’apposita nicchia dotata di sportello, mentre il motore del condizionatore si trovava appeso in facciata o su un balcone.
Le moderne abitazioni a basso consumo energetico come le case prefabbricate in legno, pur richedendo poca energia per il riscaldamento ed il raffrescamento, sono corredate di impianti termicamente efficienti, prevedendo un utilizzo minimo di fonti non rinnovabili provenienti dalle reti dei gestori pubblici (come elettricità e gas).

La caldaia (se presente) è collegata ad un pavimento a pannelli radianti a bassa temperatura, integrata generalmente da 2 o 3 pannelli solari termici dotati di accumulo per l’acqua calda da 300 litri in su.
Quasi sempre sono installati sul tetto alcuni pannelli solari fotovoltaici per la produzione di elettricità e, di conseguenza, l’impianto sarà dotato di inverter e quadro, da posizionare in un apposito vano.
Optando per una pompa di calore al posto della caldaia le esigenze di spazio aumentano a causa del maggiore ingombro della macchina, per non parlare dell’eventuale presenza di una ventilazione meccanica controllata a recupero di calore, impianto che richiede parecchio spazio e spesso presente all’interno delle case prefabbricate in legno.
Una caldaia a pellet con caricatore va posizionata in un ambiente grande che preveda un apposito spazio per lo stoccaggio del combustibile.

Generalmente si dovrebbe prevedere, anche nelle situazioni più semplici, dello spazio supplementare in previsione di un futuro ampliamento della dotazione impiantistica, ma un impianto standard moderno richiede comunque una superficie minima di 8-10 metri quadrati, considerati gli ingombri della porta di accesso e della finestra di aerazione-illuminazione.
Se il locale termico funge anche da lavanderia bisogna aumentare tale dimensione sino a 14-16 mq, ovvero l’area utile di una camera matrimoniale o di una cucina abitabile.
La presenza di un piano interrato consente di ricavare questo vano al di fuori dell’abitazione vera e propria fuori terra, mentre bisognerà necessariamente ampliare l’edificio se la casa in legno andrà montata su platea.
Da evitare infine in tutti i casi è il posizionamento degli impianti all’esterno (come avveniva in passato per le tradizionali caldaie).

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