BIOCLIMATICA E CASE PREFABBRICATE

BIOCLIMATICA E CASE PREFABBRICATE

SI SENTE SPESSO PARLARE DI ARCHITETTURA BIOCLIMATICA, MA QUALI SONO I REALI VANTAGGI DI UNA PROGETTAZIONE MIRATA A RAGGIUNGERE UN ELEVATO STANDARD DI BENESSERE INDOOR IN MODO PASSIVO E NATURALE?

Salve carissimo. Dopo qualche mese di lavoro con il mio tecnico sono ancora abbastanza insoddisfatto poiché le soluzioni finora proposte mi sembrano sempre banali, come gran parte dell’edilizia che si vede in giro.
Essendo io di Roma immagino lei che non sia interessato a lavorare troppo distante e peraltro il mio progettista è un caro amico e non vorrei rompere i rapporti.
Quali sarebbero i punti su cui si dovrebbe basare una casa in legno fatta bene?
Lei parla spesso di “bioclimatica”, ma cosa potrebbe significare concretamente per me?


L’architettura bioclimatica non nasce con le case prefabbricate in legno, ma sorge intorno agli anni ’60 dall’incontro tra architettura e bioclimatologia (ovvero lo studio dei rapporti tra la vita ed il clima del nostro pianeta), analizzando i differenti modi di affrontare il tema della casa di abitazione in rapporto alle specifiche condizioni climatiche del luogo.
La progettazione bioclimatica è mirata al raggiungimento di condizioni di benessere in un edificio, minimizzando l’uso di impianti termici tradizionali (di riscaldamento e raffrescamento) basati sull’impiego di fonti energetiche fossili non rinnovabili.
Gli edifici bioclimatici devono pertanto essere in grado di mantenere autonomamente tali condizioni ambientali grazie alle loro caratteristiche morfologiche, distributive, dimensionali e termofisiche,
La capacità di captare l’energia solare e di limitare lo scambio termico con l’esterno durante l’inverno o di cedere il calore in eccesso durante la stagione estiva sono esempi di questa capacità, del tutto analoga al comportamento di un organismo vivente sottoposto a variazioni climatiche.

I flussi energetici in entrata ed in uscita dal fabbricato vengono regolati efficacemente in modo naturale e selettivo solo se il progetto ha analizzato le caratteristiche morfologiche del sito, disponendo correttamente gli ambienti secondo il percorso solare e configurando un involucro edilizio esterno idoneo per la specifiche condizioni climatiche del luogo (temperatura, precipitazioni, umidità, insolazione, vento).
L’architettura bioclimatica non può limitarsi all’ideazione di una “macchina termica”, ma deve inserirsi armoniosamente nel contesto urbano, rispettando la morfologia del sito ed i caratteri edilizi locali, garantendo funzionalità e fruibilità degli spazi agli occupanti.
La forma dell’edificio dovrà essere preferibilmente compatta nei climi freddi, mentre andrebbe ricercata una maggiore dispersione termica nelle zone caratterizzate da climi caldi ed umidi, al fine di favorire la ventilazione naturale dell’edificio.

La progettazione bioclimatica dell’involucro edilizio deve considerare inoltre la trasparenza alla luce diurna (diretta ed indiretta), la permeabilità all’aria (pur in condizioni di elevato isolamento termico), la capacità di accumulo dell’energia del sole.
Ad esempio, nei confronti dell’irraggiamento solare, vanno favoriti i flussi invernali, mentre è necessario minimizzare il guadagno estivo per evitare fenomeni di surriscaldamento, mediante elementi di schermatura in grado di intercettare i raggi del sole, evitando l’incidenza diretta sulle vetrate.
Possono essere previsti alcuni dispositivi passivi in grado di aumentare l’efficienza di alcuni comportamenti energetici come serre solari, pareti ventilate, torri del vento, accumulatori di calore, ecc.
Le case prefabbricate in legno costituiscono una valida alternativa costruttiva ai sistemi tradizionali più diffusi in laterizio e cemento armato, possedendo naturali caratteristiche bioclimatiche e si prestano ottimamente alla realizzazione di edifici a bassissimo consumo di energia, a patto di essere correttamente concepite e progettate per il luogo di costruzione specifico.

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