L’ATTESTATO DI PRESTAZIONE ENERGETICA (APE)

L’ATTESTATO DI PRESTAZIONE ENERGETICA (APE)

IL CALCOLO ENERGETICO DI UN FABBRICATO NON DIPENDE ESCLUSIVAMENTE DAL GRADI DI ISOLAMENTO TERMICO DEI MURI ESTERNI O DEL TETTO E COMPRENDE FATTORI LEGATI ALLA PROGETTAZIONE ED ALLE SOLUZIONI IMPIANTISTICHE ADOTTATE.

Le scrivo in quanto possessore di una delle poche case in legno in classe B.
Ho avuto la “bella” sorpresa solo dopo la consegna del certificato del tecnico, che mi ha detto che avrei potuto raggiungere la classe A solo installando una ventilazione meccanica controllata.
A parte il fatto che avremo comunque superato il budget eccessivamente e quindi scartato tale soluzione, ma magari si poteva fare comunque qualcosa.
Non cambia molto, dato che per avere un piccolo contributo comunale bastava la B, comunque mi dispiace un po’ anche perchè il mio tecnico dice di avere curato parecchio il progetto in questo senso.
Le pareti sono a telaio da 26 cm finite con cappotto in polistirene da 8 cm e barriera al vapore. All’interno lana di roccia per un valore dichiarato dal costruttore di 0,19 W/m2K (uguale per il tetto).
Infissi in legno con vetri doppi con valore dichiarati di 1,2 W/m2K.
Come impianti abbiamo messo una caldaia a radiatori e il solare termico.


Il concetto di classificazione energetica dei fabbricati è noto solo in parte.
Recentemente la normativa, che faceva riferimento al decreto legislativo n.192 del 2005 è stata aggiornata con l’introduzione del decreto legge n.63 del 2013, rivedendo del tutto le previsioni e gli adempimenti relativi alla documentazione che certifica le prestazioni energetiche degli edifici.
L’attestato di prestazione energetica (APE), che sostituisce il vecchio attestato di certificazione energetica (ACE) è il documento che riassume e classifica tutte le informazioni sul rendimento energetico dell’immobile.
Esso andrà redatto da parte di un tecnico qualificato ed indipendente dai soggetti coinvolti nella costruzione ed ha durata decennale dal suo rilascio.
La grande novità introdotta dal D.L. 63/2013 è rappresentata dall’obiettivo di raggiungere parametri prestazionali elevatissimi in tutti i nuovi edifici nel giro di pochissimi anni ed in particolare:

  • A partire dal 31 dicembre 2018, gli edifici di nuova costruzione occupati da pubbliche amministrazioni o di proprietà di queste devono risultare ad energia quasi zero.
  • Dal 1° gennaio 2021 tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno essere ad energia quasi zero.

Tale inasprimento normativo da (finalmente) seguito alle richieste del Parlamento europeo, che ha imposto a tutti i paesi dell’Unione di costruire nei prossimi anni solamente edifici equiparabili a quelli che definiamo comunemente passivi.
Al momento immobili con tali prestazioni energetiche rappresentano un’eccezione quasi assoluta nel nostro paese e non si riesce a comprendere come sarà possibile la realizzazione di simili involucri edilizi con i sistemi costruttivi tradizionali a prezzi equiparabili a quelli in legno, attualmente già reperibili sul mercato.
La richiesta del lettore mi consente di ricordare che la classe energetica è una valutazione sintetica che fornisce un valore complessivo finale relativo ai consumi di energia.
Tale classificazione può essere raggiunta isolando l’involucro o agendo sull’impiantistica.

Per fare un esempio, possiamo costruire un edificio in classe A anche adottando un sistema parete-tetto-infissi non troppo performante, se assicuriamo un apporto di energia attraverso impianti ad alto rendimento come pannelli solari fotovoltaici e termici, pompe di calore e ventilazione meccanica controllata, oppure migliorando le prestazioni dell’involucro, aumentando gli spessori delle partizioni e degli isolamenti, installando infissi ad alta efficienza con tripli vetri.
Da tecnico, sono molto più interessato a raggiungere quest’ultimo obiettivo, limitando la dotazione impiantistica allo stretto necessario, richiesto dalle specifiche condizioni climatiche della zona.
Ovviamente la spesa da sostenere per realizzare un edificio in classe A sarà sempre più elevata, in quanto un edificio maggiormente isolato comporta (ovviamente) una spesa superiore rispetto a fabbricati meno curati dal punto di vista termico, così come gli impianti ad alto rendimento energetico a fonti di energia rinnovabile avranno costi di acquisto ed installazione più alti rispetto a quelli tradizionali.
Il ritorno economico dovuto al minore peso delle bollette energetiche dovrà essere attentamente soppesato per comprendere l’effettivo vantaggio della maggiore spesa immediata da sostenere, in base alla stima dei tempi di ammortamento, che non dovrebbero comunque superare i 10 anni.

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