ADATTAMENTO O STRAVOLGIMENTO DEL PROGETTO?

ADATTAMENTO O STRAVOLGIMENTO DEL PROGETTO?

SE L’EDIFICIO E’ CORRETTAMENTE CONCEPITO PER LA REALIZZAZIONE IN LEGNO, LA PROGETTAZIONE ESECUTIVA NON DOVREBBE COMPORTARE MODIFICHE SOSTANZIALI A QUANTO ORIGINARIAMENTE PREVISTO DAL CLIENTE.

Eravamo abbastanza convinti della ditta da noi scelta, che ci dava molte garanzie per l’esperienza e la notorietà che ha, non solo in Italia.
Con nostra amara sorpresa, sembra che molte delle soluzioni che abbiamo trovato assieme al nostro Architetto non siano realizzabili da questo costruttore e sempre con sovrapprezzi.
Ad esempio, una vetrata molto alta va divisa in altezza in due parti – cosa che proprio non ci piace e ci hanno inserito un pilastro e una trave in soggiorno e uno più piccolo per sorreggere la scala.
La vetrata principale dicono che è troppo larga ed insistono per dividerla in due o in tre parti.
Per noi questa vetrata è molto importante poichè è stato uno dei nostri sogni iniziali e sembra invece che debba ridursi a delle banali portefinestre.
A parte il fatto che potevamo saperlo prima, è vero quello che dicono?
E’ l’azienda poco flessibile o è colpa dell’Architetto che ha sbagliato qualcosa?
Ci consiglia il nome di qualche altra azienda di case in legno o dobbiamo abbandonare l’idea?


Anche questo tema è stato trattato spesso e di ciò mi scuso con i lettori più affezionati (se avete qualche suggerimento su argomenti inediti da approfondire, scrivetemi una mail).
L’adattamento alle specifiche costruttive del costruttore è quasi inevitabile, in quanto le pareti in legno non vengono quasi mai progettate su misura, ma si basano su misure standard che variano da ditta a ditta.
La progettazione strutturale deve rispettare le normative in materia di statica ed antisismica degli edifici e non sempre risulta sufficiente quanto previsto in progetto, soprattutto se sono presenti poche pareti ed ampie vetrate.
Il calcolo delle strutture può richiedere l’inserimento di rinforzi, travi e pilastri, putrelle in acciaio, l’ispessimento di pareti e modifiche più o meno importanti al progetto originario.

Il lettore chiede se la responsabilità vada fatta ricadere sul proprio tecnico o se il costruttore scelto risulti troppo poco flessibile.
Premesso che non mi piace l’atteggiamento di chi vuole sempre e comunque trovare un capro espiatorio (magari con una bella “sfoltita” alla parcella del tecnico nel prossimo acconto), l’Architetto avrebbe dovuto considerare alcuni aspetti nella progettazione dell’edificio, che probabilmente sono sfuggiti per ragioni che non sono tenuto a conoscere tra cui (in ordine puramente casuale): non conoscenza del comportamento statico ed antisismico delle strutture in legno, scelta di costruire in legno successiva alla stesura del progetto, differenze tra case prefabbricate prodotte in stabilimento e costruttori di edifici in legno in opera.
L’Architetto non ha avvertito i clienti in quanto (probabilmente) non ne era a conoscenza lui stesso.

L’azienda scelta dovrebbe essere il classico prefabbricatore (non sono a conoscenza del nominativo della ditta) con tutti i pro ed i contro del caso.
I vantaggi sono l’elevato standard costruttivo, indipendente dalle specifiche condizioni di cantiere, i tempi certi e ridotti, le garanzie di esperienza e competenza con un estensione sino a trent’anni della copertura di legge sui difetti costruttivi del fabbricato. Vantaggi che si pagano con la minore flessibilità dovuta alla costruzione vincolata a misure standardizzate ed ad un conseguente maggiore livello di adattamento del progetto.
Se l’edificio fosse stato concepito fin dall’origine come una struttura in legno probabilmente il problema non si sarebbe nemmeno posto e bisognerebbe comprendere se tale scelta scaturisca da un’esigenza del committente o da soluzioni progettuali proposte autonomamente dal tecnico.

A questo punto che fare?
Premesso che le modifiche proposte dal costruttore potrebbero anche essere digerite dal lettore, sono molte le aziende sul mercato che possono limitare l’adattamento, agendo su altri aspetti della costruzione, attraverso soluzioni tecniche meno invasive, non necessariamente lasciate “a vista”.
Non è questa la sede per consigliare un nominativo in particolare, ma generalmente i costruttori di strutture massicce come quelle in x-lam rientrano in questa categoria e potrebbero rappresentare una buona soluzione per il lettore.

2 Commenti

  1. Avatar
    Vincenzo gennaio 08, 2016

    Leggo nella Sua risposta quanto segue:
    “L’adattamento alle specifiche costruttive del costruttore è quasi inevitabile, in quanto le pareti in legno non vengono quasi mai progettate su misura, ma si basano su misure standard che variano da ditta a ditta.”
    Mi chiedo allora se non sia il caso di procedere in modo diverso per poter chiedere preventivi a 2-3 ditte, senza dover poi cambiare il progetto.
    1) Predisporre un progetto di massima col proprio tecnico, attenendosi ai dati di PRG;
    2) Predisporre una specie di appalto concorso, nel quale ogni ditta possa predisporre un proprio progetto (con tipologia architettonica scelta fra quelle proposte dalla ditta) con relativa offerta;
    3) Dare incarico completo alla ditta vincitrice, anche per il progetto, da presentare in Comune per l’approvazione.
    Cosa ne pensa, architetto, di questo modo di procedere?

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