ALTEZZA NETTA DEL PIANO SUPERIORE IN LEGNO

ALTEZZA NETTA DEL PIANO SUPERIORE IN LEGNO

LE COSTRUZIONI IN LEGNO SU DUE PIANI FUORI TERRA DI CUI IL PRIMO MANSARDATO CONSENTONO UN CERTO RISPARMIO SULL’ACQUISTO, IN QUANTO IMPIEGANO MENO MATERIALE DI ALTRE SOLUZIONI TIPOLOGICHE.

Innanzitutto complimenti per lo splendido lavoro svolto.
Io e mia moglie stiamo realizzando il nostro sogno di costruire una casa prefabbricata a basso consumo energetico e le indicazioni trovate in questo sito sono state illuminanti e molto precise.
Ora finalmente siamo arrivati ad una fase importante e molto anelata, ovvero la scelta del capitolato!
Tuttavia ho una perplessità. Noi costruiremo in Lombardia e la casa che ci propone l’azienda è una villetta di due piani, tuttavia al piano superiore l’altezza minima risulta circa 206 cm e l’altezza media circa 260; tale piano sarà adibito a zona notte (3 camere ed un bagno) e il nostro geometra ci ha detto di dover alzare le pareti per avere un altezza minima di almeno 210 e quella media di 270.
L’operazione comporta dei costi e l’azienda ci ha assicurato che comunque in altri comuni vicini al nostro hanno realizzato la stessa costruzione senza modifica alcuna.
Cosa non capisco?? In teoria la legge è uguale per tutti, è possibile risparmiare i costi dovuti all’innalzamento o non ci sono alternative??


Grazie per i complimenti innanzitutto.
Se parte dei lettori della “Guida alle case prefabbricate in legno” costruiranno un giorno la propria abitazione avvalendosi di questi sistemi costruttivi, il mio lavoro di divulgazione avrà sicuramente raggiunto il proprio scopo.
La classica villetta unifamiliare su due piani fuori terra è la principale proposta a catalogo offerta da molte aziende di case in legno, con tutte le variazioni del caso.
Se basata su pianta semplice (rettangolare o quadrata) consente il maggiore risparmio economico, soprattutto nella versione “mansardata”, ovvero con un primo piano sottotetto.
Per rispettare i parametri normativi, l’altezza media di tale piano (adibito quasi sempre a zona notte) dovrà risultare superiore a 2,70 metri, con alcune eccezioni per alcune regioni italiane.

Tale altezza è infatti quella minima consentita per soddisfare i parametri vigenti in materia di igiene degli ambienti ad uso permanente e continuativo, come appunto le residenze.
Dovranno essere soddisfatti anche i rapporti minimi di aeroilluminazione e la dimensione dei locali, a riprova che le le case in legno sono edifici a tutti gli effetti e devono rispettare tutte le normative in materia di costruzioni.
Nel caso del lettore, ritengo che l’innalzamento della banchina di appoggio del tetto (il punto più basso) sia inevitabile al fine di rientrare nei parametri richiesti dal Comune per i locali agibili.
Tale modifica al contratto stipulato con il costruttore risulta (quasi) sicuramente necessaria, a prescindere dalle rassicurazioni fornite dell’azienda (in questo caso il tecnico dovrebbe possedere molte più informazioni, risultando maggiormente attendibile).

Rialzando l’edificio si dovrà necessariamente computare un maggiore sviluppo delle quantità di materiale, con un aggravio inevitabile dei costi per il cliente, comunque non superiore ad alcune migliaia di euro.
Un artificio per raggiungere l’altezza media di 2,70 metri senza apportare modifiche alla banchina di appoggio potrebbe essere la modifica della pendenza delle falde della copertura, in quanto un tetto più inclinato comporta una misurazione al colmo superiore e, di conseguenza, anche l’altezza media sarà maggiore del progetto originario.
Da questo punto di vista si dovrà verificare se tale pendenza risulti ammissibile secondo il Regomento Edilizio e se è possibile limitare l’altezza a soli 2,06 metri nel punto più basso del piano superiore o sia comunque necessario raggiungere il minimo di 2,10 metri.

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