RIQUALIFICAZIONE URBANA CON GLI EDIFICI A BASSO CONSUMO

RIQUALIFICAZIONE URBANA CON GLI EDIFICI A BASSO CONSUMO

GRAN PARTE DEL TERRITORIO DEL NOSTRO PAESE RISULTA FORTEMENTE ANTROPIZZATO ED E’ CONTRADDISTINTO DA IMMOBILI DI SCARSO VALORE EDILIZIO, VETUSTI ED ALTAMENTE DISPERDENTI.

Lei afferma che le nuove costruzioni saranno una minima parte del rinnovamento territoriale sull’edilizia, e che il grosso sforzo sarà concentrato sulla riqualificazione delle strutture già esistenti.
Devo ammettere che anche io sono d’accordo su questa affermazione, ma lascerei per adesso l’idea della riqualificazione e ristrutturazione alle imprese edili tradizionali ed ai privati, che già stanno lavorando sul territorio con l’impiego di elementi di copertura quali cappotti esterni o interni e di impiantistica come sistemi di riscaldamento o impianti fotovoltaici, con tutti i problemi che ne derivano, perchè rattoppare una situazione è molto più difficile che costruirne una nuova e logisticamente migliore.
Chiaramente l’utilizzo di impiantistica all’avanguardia in un involucro mal coibentato risulta sovradimensionata con il rischio di persistere nell’errore.
Quindi ripeto, per adesso, l’idea di risanamento e riqualificazione la lascerei a chi è già nel settore dandoli anche la prospettiva di “rimediare” agli errori compiuti in questi ultimi 30 anni.

L’idea invece dell’abbattimento delle vecchie unità e sostituzione con nuove costruzioni mi trova in estrema sintonia.
Il mio territorio, la Toscana, è pieno di vecchi ruderi che stanno cadendo letteralmente a pezzi, che si potrebbero far demolire per ricostruire in modo più responsabile.

Questa direzione può essere una alternativa rispetto all’acquisto del terreno.


Forse non sono stato sufficientemente chiaro.
Ben venga la riqualificazione energetica intesa come ristrutturazione dell’esistente mirata al miglioramento dell’isolamento termico mediante cappottatura delle facciate, sostituzione degli infissi e rifacimento delle coperture.
E’ una direzione importante da mantenere, che va supportata ed incentivata (anche e soprattutto finanziariamente) al fine di rimettere in cammino uno dei motori della nostra economia e per modernizzare le nostre città nella direzione della sostenibilità ambientale.

La riqualificazione energetica è però (inevitabilmente) una soluzione di compromesso
, non sempre conveniente dal punto di vista puramente economico senza detrazioni fiscali.
In moltissimi casi andrebbe preso in seria considerazione l’abbattimento dell’esistente con ricostruzione ex novo (non necessariamente fedele), al fine di sostituire vecchi immobili energivori e staticamente inadeguati con fabbricati a bassissimo consumo, sicuri ed antisismici in bioedilizia.
Anche questo tipo di intervento andrebbe incentivato, se possibile con maggiore forza, in quanto la sostituzione edilizia comporta un potenziale di miglioramento termico superiore rispetto alla riqualificazione energetica, soprattutto intervenendo con i sistemi costruttivi delle case in legno.

Purtroppo i limiti all’incentivazione sono parecchi è comportano l’obbligo di mantenimento di sagoma e volume, comprovando una certa miopia del legislatore, che vincola fortemente le possibilità di trasformazione, spingendo verso sistemi di intervento oggettivamene meno performanti.
Ad oggi, chi demolisce e ricostruisce a basso consumo con le case prefabbricate rientra nell’ambito della “nuova costruzione” (salvo rari casi) e non può usufruire di incentivi e bonus fiscali, anche per le classi energetiche superiori.

3 Commenti

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    Anonymous maggio 08, 2013

    “Ad oggi, chi demolisce e ricostruisce a basso consumo con le case prefabbricate rientra nell’ambito della “nuova costruzione” (salvo rari casi) e non può usufruire di incentivi e bonus fiscali, anche per le classi energetiche superiori.”

    Questo non significa che non è possibile trarne un guadagno. La spinta all’incentivazione sull’involucro avverrà quando il mercato degli immobili si sposterà su strutture più performanti ( a parità di impiantistica).
    Ci vorrà del tempo ma qualcuno deve pur iniziare a spingere in quella direzione.
    Saluti.
    Michelozzi A.

  2. Avatar
    Vincenzo gennaio 23, 2016

    Meglio ancora sarebbe intervenire mediante demolizione e ricostruzione di interi comparti, anche all’interno di medie-grandi città, in modo da riqualificare anche urbanisticamente il tessuto cittadino (verde pubblico, parcheggio, acquedotti e fognature, ….). Il problema del surplus immobiliare italiano, che genera periodicamente vere e proprie crisi è anche dovuto al fatto l’attività edilizia non conosce la demolizione ed il patrimonio residenziale italiano è salito ormai a ben 35.000.000 di unità, di cui molte lasciate andare e disabitate.

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