COSTRUZIONI IN LEGNO ANTISISMICHE

COSTRUZIONI IN LEGNO ANTISISMICHE

ANCORA UNA VOLTA IL NOSTRO PAESE DIMOSTRA TRAGICAMENTE CHE MOLTO POCO SI E’ FATTO IN TEMA DI SICUREZZA DELLE COSTRUZIONI, NONOSTANTE L’ITALIA SIA UNO DEI PAESI EUROPEI A MAGGIOR RISCHIO SISMICO.

Il crollo con esiti catastrofici di molti capannoni industriali nei paesi dell’Emilia maggiormente colpiti dalle scosse del 20 e del 29 maggio 2012 non è in alcun modo giustificabile, nemmeno in relazione alla corrente classificazione sismica che inserisce il territorio tra le province di Modena e Ferrara in una zona sismica di tipo 3 (zona con pericolosità sismica bassa, che può essere soggetta a scuotimenti modesti).
Le normative in materia di costruzioni devono imporre a tutti gli edifici, di tutto il territorio nazionale, l’obbligo di resistere a terremoti di media intensità, con magnitudo 5-6 sulla scala Richter, anche nelle parti del territorio non soggette storicamente ad eventi catastrofici e/o ricorrenti (zone 3 e 4).
I terremoti non dipendono dall’uomo, ma il loro esito si.

La prevenzione antisismica impone di realizzare edifici opportunamente calcolati per resistere alle spinte dinamiche orizzontali, non presenti nelle condizioni statiche ordinarie.

Le costruzioni tradizionali utilizzano il cemento armato o l’acciaio per assolvere (egregiamente) a questo compito, ma anche un edificio in semplice muratura è in grado di resistere a forti terremoti se concepito come una “scatola” sufficientemente rigida, in cui tutti gli elementi (solai, tetto, pareti interne ed esterne) siano connessi tra loro.
Molte vecchie costruzioni in laterizio, come le chiese, crollano in quanto viene a mancare la funzione legante della malta, oramai fragile ed incapace di connettere i conci tra loro.
I vecchi capannoni industriali, pur essendo realizzati con strutture in cemento armato precompresso, soffrono particolarmente gli effetti dei terremoti, in quanto le travi sono semplicemente appoggiate sui pilastri con una cerniera e il loro compito è semplicemente di sorreggere la copertura soprastante.


Le nuove costruzioni sono rimaste in piedi, poiché la normativa in vigore impone un incastro, in grado di resistere e di disperdere le sollecitazioni orizzontali del sisma.

Come si sarebbero comportate le case di legno in questo caso?
Il legno è un materiale estremamente elastico (a differenza del laterizio e del calcestruzzo non armato) che permette di realizzare edifici sicuri anche in zone caratterizzate da terremoti di magnitudo elevata (7-8 gradi Richter).
Gran parte della ricostruzione dei paesi devastati dal terremoto dell’Abruzzo è avvenuta avvalendosi di aziende costruttrici di case prefabbricate e non solo per la velocità realizzativa rispetto ai sistemi tradizionali.

Le case in legno realizzate nelle zone sismiche non necessitano un sovradimensionamento strutturale rispetto alle zone a basso rischio (va chiaramente verificata la capacità di controventamento delle pareti interne ed esterne ai carichi orizzontali, soprattutto in presenza di vetrate o di pochi muri interni).

Gran parte del lavoro viene affidato agli ancoraggi in acciaio per il collegamento delle pareti alla platea di fondazione, che dovranno essere dimensionati per disperdere efficacemente nel terreno le forze di accelerazione provenienti dall’edificio.
Le case in legno rappresentano una risposta efficace e collaudata alle moderne esigenze costruttive (non solamente in materia di risparmio energetico, sostenibilità ambientale e bioedilizia), con un elevato livello di sicurezza antisismica per i propri occupanti.

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