RINUNCIARE ALLE CASE PREFABBRICATE

RINUNCIARE ALLE CASE PREFABBRICATE

L’ACQUISTO DI UNA CASA PREFABBRICATA NON E’ UN PASSO ALLA PORTATA DI CHIUNQUE E SOTTINTENDE LA PROPRIETA’ DI UN LOTTO DI TERRENO EDIFICABILE.

Pubblico volentieri questa lettera che esprime bene i dubbi e la frustrazione di chi vorrebbe realizzare un’abitazione ecologica a basso consumo, ma si deve scontrare con dei legittimi problemi di budget, che mi da l’occasione per fare un paio di precisazioni importanti.


Ho avuto modo di leggere il suo blog sulle case prefabbricate e apprezzarne la schiettezza, perciò ho deciso di scriverle.
In questo momento la mia più grande aspirazione sarebbe quella di acquistare una casa in legno, ma il condizionale è d’obbligo e le spiegherò il perché.
La scelta è maturata gradualmente dopo essermi avvicinata al mondo della bioarchitettura, cosa peraltro che è stata determinata dalle condizioni di salute di una persona a me vicina e sulle quali l’inquinamento indoor ha un evidente influenza.
Va da sè che cerco una casa che risponda alle caratteristiche di Casa Salute in primis, pur avendo sufficiente coscienza ecologica per apprezzare anche i vantaggi energetici di questi fabbricati.

Credo che non avrei difficoltà a trovare un modello a catalogo adeguato alle mie esigenze tra le molte proposte delle principali ditte produttrici di case prefabbricate, ma non mi è chiaro però se sia preferibile una struttura a telaio o se i cosidetti X-lam facciano al caso mio, visto che prevedono comunque l’impiego di colle.
Trovo geniale la tecnica Nur-Holz, ma mi pare di aver percepito che ha costi proibitivi per i sogni di un’ insegnante, quale sono.
In ogni caso dovrò passare attraverso tutte le difficoltà che quest’avventura comporta e che Lei esamina esaurientemente sul blog, in quanto non possiedo un terreno, dovrei ottenere un finanziamento e, cosa che mi scoraggia di più, mi scontro con una cultura ancora estranea al fenomeno, che porta amici e parenti (in qualche caso ingegneri e architetti) a chiedermi se sono pazza.

La circostanza è tale per cui se le cose non dovessero andare per il verso giusto (cosa che accade frequentemente anche nell’edilizia tradizionale) piuttosto che ottenere solidarietà, mi sentirei dire: “noi te lo avevamo detto”.
Infine, se non si è ancora annoiato, l’ unica cosa tra tutte queste che mi fa vacillare davvero è la Sua affermazione per cui “una casa prefabbricata alla scadenza del periodo di garanzia vada abbattuta” Io ho quarant’anni e tra trenta saranno settanta; cosa farò allora senza più nemmeno un capitale? Le case tradizionali, per quanto io o Lei le possiamo aborrire, avranno sempre un mercato.
Alla luce di tutto ciò che cosa si sentirebbe di consigliarmi?
Dovrei tornare all’idea di una casa sì bio, ma in laterizio?


Parto necessariamente dalla frase che lei cita, in quanto non è proprio così, anzi.
Le case prefabbricate non sono concepite per essere abbattute alla scadenza (se l’ho scritto, era in forma assolutamente ironica). La lunga garanzia, al contrario permette di essere coperti a lungo da difetti costruttivi, sino al triplo degli anni di quanto previsto per legge per le costruzioni.
Voglio quindi essere chiaro una volta per tutte.
La durata delle case in legno è pari a quella delle fabbricazioni tradizionali e va stimata in un centinaio di anni.
A proposito di queste ultime, la mia attività oramai consiste nella progettazione e realizzazione di case prefabbricate, ma non ho una visione negativa rispetto alle costruzioni in tradizionale, anzi.
Le case in legno sono un’alternativa costruttiva, che non sempre rappresentano la soluzione edilizia ideale, ma vanno valutate caso per caso.
Come tecnico voglio realizzare edifici solidi e duraturi, che abbiano un basso impatto ambientale e consumino poca energia.
Le case in legno possiedono queste caratteristiche e per questo motivo mi interessano e ritengo importante promuoverle in Italia.

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