STUFA + VENTILAZIONE NELLE CASE PREFABBRICATE

STUFA + VENTILAZIONE NELLE CASE PREFABBRICATE

LE CASE IN LEGNO A BASSO CONSUMO DI ENERGIA POSSIEDONO UN FABBISOGNO TERMICO MOLTO LIMITATO, GRAZIE ALL’ELEVATA COIBENTAZIONE GENERALE DELL’INVOLUCRO.

Ho contattato alcuni agenti di case prefabbricate per costruire la mia abitazione nel Biellese a 600 metri di quota in zona sismica 4 e livello climatico F (appena sopra i 3000 gradi giorno).
La casa in legno sarà in classe A di circa 120 m quadrati a piano terra e 80 in mansarda, calpestabili, ben esposta con vetrate a sud nella zona giorno.
Mi sono reso conto che uno degli aspetti più difficili da valutare è il tipo di riscaldamento da installare e come interagirebbe con l’eventuale ventilazione meccanica.
Le risposte alle mie richieste sono state vaghe e superficiali.
I sistemi sofisticati e assai costosi come riscaldamento a pavimento + pompa calore + fotovoltaico mi eviterebbero l’allacciamento alla rete del gas ma con un esborso di decine di migliaia di euro che credo non recupererei con il risparmio realizzato.
L’alternativa potrebbe essere: caldaia+caloriferi+stufa a legna (nella zona la legna non manca).
Mi è stato risposto che, data la bassa dispersione del calore della casa, non riuscirei ad accenderla se non per brevi momenti, pena il surriscaldamento dell’ambiente.
Mi sono chiesto: se mi dotassi di ventilazione meccanica riuscirei a diffondere il calore sprigionato dalla stufa nell’ambiente soggiorno-cucina, anche negli altri ambienti della casa, mansarda inclusa?
Se si otterrei un notevole risparmio perchè potrei utilizzare la stufa anche come riscaldamento primario a piacimento e avere nel contempo il benessere del ricambio costante dell’aria.


Lo detto e lo ripeto:
Le case in legno necessitano di poca energia termica, in quanto l’isolamento termico riduce la necessità di dipendere dagli impianti per la climatizzazione invernale ed estiva.
Il dimensionamento delle fonti di calore deve essere calcolato in base al reale fabbisogno di calore, inferiore rispetto agli edifici male isolati.

Non si deve commettere l’errore di ricercare a tutti i costi l’autosufficienza energetica, che non rappresenta necessariamente la soluzione ideale, anzi.
A prescindere dal tipo di impianti (unico, integrato, basato su gas, biomasse o solare), va calcolato semplicemente il volume effettivo da riscaldare, sulla base della dispersione dell’involucro edilizio (che dipende dalle partizioni opache, dalle vetrate, dal tetto e dall’attacco al suolo).

La ventilazione meccanica controllata a recupero di calore può sicuramente funzionare come impianto di ricircolo dell’aria calda prodotta da un termocamino o da una stufa ad aria (se la stufa funziona principalmente per irraggiamento, l’efficacia sarà molto inferiore), ma non è questa la sua funzione principale.

Una bocchetta di estrazione dovrebbe essere posizionata vicina alla fonte di calore.
L’aria fresca proveniente dall’esterno verrà scaldata con il contatto con quella esausta, più calda, mediante uno scambiatore entalpico ad alta efficienza.
E’ comunque possibile che il calore prodotto dalla stufa possa risultare eccessivo, imponendone l’utilizzo per brevi periodi.
Può essere interessante l’utilizzo di una stufa a pellets con la possibilità di programmazione, mentre diventa poco pratico l’utilizzo di un camino a legna a carica manuale.
Nelle case in legno, questa soluzione va comunque integrata con un impianto tradizionale come una caldaia a gas o a pellets, abbinata a radiatori o ad un pavimento radiante o ad una pompa di calore.

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