CASE PREFABBRICATE E SOPRAELEVAZIONI

CASE PREFABBRICATE E SOPRAELEVAZIONI

LE CASE IN LEGNO POSSONO ESSERE IMPIEGATE ANCHE PER INTERVENIRE IN AMPLIAMENTO A FABBRICATI PREESISTENTI, ANCHE COME SOPRAELEVAZIONE, IN QUANTO IL PESO RIDOTTO PERMETTE DI LIMITARE I CARICHI GRAVANTI SULLE STRUTTURE DI FONDAZIONE.

Abito con la mia famiglia in una palazzina di due piani di nostra proprietà e, volendo sfruttare lo spazio perimetrale che offra l’ampio terrazzo, avremmo intenzione di realizzare un terzo piano in un futuro più o meno prossimo.
Parlando con il titolare della ditta che sta ristrutturando la casa, sono venuto a sapere che fare questa operazione non è possibile poiché, essendo questa costruita alla fine degli anni ’50 in pietra alla base e in mattoni pieni al primo piano e non in cemento armato, la legge non permette di sopraelevare edifici di questo tipo.
Innanzitutto vorrei sapere se questa cosa è vera, e in secondo luogo, se costruire un terzo piano prefabbricato, in acciaio o in legno, è una buona soluzione o meno, anche a livello di costi.


Come regola generale, la sopraelevazione con le case prefabbricate è possibile per gran parte degli edifici, anche per i vecchi stabili degli anni ’50.
All’epoca la normativa in materia di strutture imponeva il rispetto di parametri più flessibili e non esisteva alcuna regolamentazione antisismica.
La recente introduzione di norme tecniche sulle costruzioni più restrittive (D.M. 14/01/2008) si basa sul fatto che il nostro paese è a grande rischio sismico a causa della particolare posizione geografica.
Le nuove costruzioni vanno pertanto progettate con criteri di sicurezza, in base ad una mappatura del territorio che individua 4 zone di pericolosità sismica che determina gli effetti di un possibile terremoto entro una particolare magnitudo.

La classificazione va dalla zona 1 (alta sismicità), sino alla zona 4 (la meno pericolosa).
In quest’ultimo caso le Regioni possono esentare o meno il progettista dal calcolo antisismico.
Qualsiasi intervento edilizio (anche le sopraelevazioni) deve soddisfare la normativa in vigore che, come detto, è influenzata dalla zona sismica specifica in cui rientra l’intervento.
I vecchi fabbricati possono essere mantenuti senza problemi in uno stato di equilibrio, ma andrebbe sempre prevista una verifica periodica sulle strutture.
Suppongo che il costruttore interpellato dal lettore abbia parlato con cognizione di causa.

L’assenza di acciaio nella costruzione rende l’edificio vulnerabile alle sollecitazioni orizzontali ed alle forze dinamiche e di trazione che si generano durante i terremoti.
Non escludo affatto che possano essere possibili interventi di consolidamento, con l’introduzione di nuove strutture portanti (in acciaio o cemento armato), in grado di soddisfare il calcolo e permettere di sopraelevare il fabbricato, comportando un aggravio dei costi di costruzione che andrà valutato con attenzione.
In un quadro di fattibilità, il minore peso delle case in legno rende interessante questo genere di interventi, anche in virtù della velocità di montaggio ed esecuzione dei lavori.

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