CASE PREFABBRICATE, FENOMENO DI NICCHIA?

CASE PREFABBRICATE, FENOMENO DI NICCHIA?

LE CASE PREFABBRICATE NON STANNO SFONDANDO SUL MERCATO, COME FORSE CI SI POTEVA ASPETTARE QUALCHE ANNO FA.
LA CRISI ECONOMICA COSTITUISCE UN PESANTE FARDELLO PER IL SETTORE E, NON A CASO, I COSTRUTTORI TRADIZIONALI NE STANNO FACENDO LE SPESE.

Ripubblico un commento ad un uno dei tanti articoli di questo blog, che contiene a mio avviso dei passaggi molto lucidi, che condivido per gran parte e che mi ha fornito gli spunti per una riflessione sul futuro delle case in legno in Italia.


Vorrei tentare un’analisi del mercato delle case prefabbricate che mi sembra, in Italia, presenti delle incongruenze, e sarò felice se Lei la giudicherà sbagliata (in ogni caso non vuole essere polemica).
La tipologia della casa prefabbricata in legno, tanto concettualmente quanto strutturalmente, mi sembra destinata ad una classe (orribile espressione, ne convengo) MEDIA, culturalmente responsabile e consapevole.
Mi spiego meglio: se gli altri utenti di questo blog mi somigliano almeno un pò, forse sono impiegati o liberi professionisti che magari comperano attraverso un GAS, forse utilizzano detersivi biologici, evitano di acquistare imballi, etc.
Molti, come da Lei descritto, si rivolgono a ditte dell’est o locali che non sempre offrono garanzie adeguate, per realizzare la propria casa; alcuni fanno delle piccole rinunce; altri rinunciano del tutto.

Alla fine chi può portare a termine il progetto, sono persone alle quali, per esempio, una casa a catalogo va decisamente stretta.
Sull’altro fronte le aziende produttrici mitteleuropee hanno conquistato il mercato italiano, ma non fanno molto per “correggerlo” (per esempio mi risulta che solo una si faccia pubblicità per radio); anzi, sembra che si siano adeguate ad esso, puntando sempre più sul design o qualche volta facendo firmare i propri progetti ad architetti di chiara fama, insomma rivolgendosi ad un pubblico sempre più esclusivo.
Poichè banche ed istituzioni potrebbero cambiare atteggiamento solo di fronte ad un sensibile aumento delle richieste da parte del mercato, stando così le cose, temo che nè il suo bellissimo blog, nè la ricostruzione post terremoto possa produrre questo effetto.


Il mio blog può solo dare una mano a chi è già interessato alle case prefabbricate, ma difficilmente sarà in grado di “muovere il mercato”.
Al massimo potrà convincere qualche indeciso, ma non ho certo la pretesa di modificare il trend delle vendite di case in legno.
Detto questo, sono convinto che la situazione sia in progressivo cambiamento e che i grossi costruttori di case prefabbricate stiano imparando a conoscere le caratteristiche del mercato delle abitazioni in Italia. E’ possibile che trascorrano alcuni anni, ma vi sarà un inevitabile adeguamento delle strategie commerciali, una maggiore attenzione alle esigenze estetico-funzionali del potenziale acquirente italiano.

E’ una tendenza in parte già in atto.
In Germania le ditte di case prefabbricate si rivolgono ad un target economico medio-basso, coppie giovani con una discreta base culturale e una sufficiente conoscenza dei mezzi di informazione e comunicazione.
La mia esperienza mi dice che l’identikit del cliente italiano di case in legno medio non se ne discosta molto, ma possiede una maggiore disponibilità economica, una preparazione superiore ed una notevole sensibilità nei confronti delle tematiche ambientali.
Il problema, semmai, è che manca un vero e proprio canale di comunicazione con le amministrazioni, con le banche e, soprattutto, con i professionisti del settore.

I tecnici, le imprese, le immobiliari, sono di fatto messi da parte dal dialogo.
In Italia si tratta di soggetti molto forti, da cui è difficile prescindere (al contrario di quanto accade in Germania).
Il rischio è che possano costituire persino degli ostacoli alla penetrazione delle case prefabbricate all’interno del settore delle costruzioni.
Concludo con un esempio banale.
Il committente che non conosca le case in legno (e sono la maggior parte) potrebbe essere invogliato ad interessarsene, qualora fosse proprio il tecnico a proporre questa alternativa costruttiva e ad informarlo dei vantaggi.
Se i progettisti vengono esclusi dalle aziende, difficilmente si potrà ampliare la base di potenziali clienti, limitando l’incremento delle case prefabbricate a poche decine di montaggi in più all’anno.

2 Commenti

  1. Avatar
    Anonymous marzo 25, 2011

    Qui leggo:
    …E’ una tendenza in parte già in atto.
    In Germania le ditte di case prefabbricate si rivolgono ad un target economico medio-basso, coppie giovani con una discreta base culturale e una sufficiente conoscenza dei mezzi di informazione e comunicazione.

    Ora dico, oltre che battere a tappeto la Rete , ,,,esiste una lista , da dove poter attingere per verificare, in modo coerente, la possibilita’ di costruire il SOGNO, pur avendo un target mediobasso?
    Grazie per la cortese attenzione
    Luca

  2. Avatar
    ARCH. PAOLO CRIVELLARO marzo 25, 2011

    Il problema non sono i costi delle case in legno, chiari e soprattuto onesti, ma i prezzi dei terreni edificabili, che incidono oltremodo sull’intera operazione.

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