L’ARCHITETTO DELLE CASE PREFABBRICATE – PT.1

L’ARCHITETTO DELLE CASE PREFABBRICATE – PT.1

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RIPORTO AL PROPOSITO LE RISPOSTE AD ALCUNE TRA LE TANTE DOMANDE CHE MI SONO STATE POSTE.

Lei crede molto nelle case prefabbricate, ma non ha mai dei dubbi sulla reale convenienza a costruire con il legno?


Come tutti i tecnici di formazione tradizionale, l’avvicinamento al legno come materiale da costruzione è stato graduale e, per certi versi, del tutto casuale.
La sensibilità verso i temi della sostenibilità ambientale e del rispetto del paesaggio hanno caratterizzato fortemente il mio lavoro negli ultimi anni.
Spazzati via i preconcetti, il legno è un materiale dagli innumerevoli pregi che risponde perfettamente agli impegni che l’edilizia moderna deve assumersi nei confronti delle generazioni future.
Ritengo tuttavia che si debba conoscere a fondo limiti di impiego e potenzialità per sfruttare al meglio le strutture in legno; perciò, come progettista, mi interessa comprendere a fondo la tecnica e la cultura del legno e non limitarmi ad un utilizzo sporadico e superficiale delle case prefabbricate.


Il mio geometra mi sconsiglia le case prefabbricate in legno.
La lettura dei suoi articoli mi ha però convinto che potrebbe essere una buona scelta.
Cosa dovrei fare? Sarebbe disposto a chiarirmi le idee?


Se la fiducia con il proprio tecnico viene meno dovrebbe trarne le dovute conclusioni.
Nel caso contrario ritengo che dovrebbe seguire il consiglio del suo geometra.
Io posso solo dare delle indicazioni generali attraverso i miei scritti, ma ogni caso concreto richiede un’analisi approfondita e dettagliata che può portare in molti casi a sconsigliare le case prefabbricate.
Dal di fuori non mi è pertanto possibile rispondere ed un mio eventuale coinvolgimento non dovrebbe in nessun caso creare un conflitto di competenze con il suo tecnico e il rischio del mancato rispetto della deontologia professionale da parte mia.


Che differenza c’è tra un bioarchitetto ed un architetto tradizionale?


Non amo molto le etichette.
Un buon progetto dipende da una moltitudini di fattori, ma fondamentalmente dovrebbe essere una valida risposta ad una serie di vincoli (tipologici, funzionali, edilizi, urbanistici…).
L’architettura dovrebbe dare forma a questi ed altri temi e le nostre città stanno a dimostrare amaramente che è sempre più difficile parlare di architettura in Italia.
La bioarchitettura tiene conto di questi e di ulteriori aspetti, quali la sostenibilità ambientale, la costruzione ecologica, il benessere indoor, il risparmio energetico.
Allo stesso modo, mira a superare la semplice definizione di “bioedilizia”.
Un progetto di un bioarchitetto non dovrebbe comunque costare di più rispetto a quello di un tecnico tradizionale.


Quanto è importante tenere conto delclima e dell’orientamento in un suo progetto?


Si tratta di elementi importantissimi, ma non si deve commettere l’errore di dare un peso eccessivo ad un singolo tema.
Un buon progetto è come una buona portata gastronomica.
La semplice somma dei fattori non necessariamente porta ad un valido risultato.
E’ un fatto di equilibrio.Le risposte devono essere mirate e funzionali, senza penalizzare l’uso dell’edificio.
L’abitazione è una “macchina per abitare”, ma non solo.
I temi ambientali e bioenergetici, costringono ad una maggiore attenzione il progettista.
Le case prefabbricate in legno sono una risposta che agevola notevolmente il mio compito.


Mi piacerebbe farmi progettare la mia futura casa in legno da lei.
Qual è il suo metodo di lavoro?


Il progetto di una singola abitazione non richiede particolari attenzioni, ma permette grandi risultati solo se si segue un approccio coerente con la tecnica delle case prefabbricate, attento ai principi bioclimatici e con un occhio al risparmio.
Solitamente le case più riuscite sono le più semplici e sono il frutto di un dialogo continuo tra progettista e cliente.
Un mio progetto difficilmente viene concluso in poco tempo, poiché è essenziale che l’edificio venga realizzato solo dopo aver affrontato scrupolosamente ogni aspetto dell’abitazione.


Cosa pensa dei suoi colleghi architetti?
A volte ho la sensazione che lei non ne abbia troppa stima.


Fare l’architetto non dovrebbe essere un impiego od un semplice lavoro (con tutto il rispetto e la stima per impiegati e lavoratori).
Credo però che per l’Architetto si debba parlare prima ancora che di professione, di “mestiere”.
Laddove il professionista coniuga competenza, conoscenza, studi approfonditi, aggiornamenti periodici, il “mestiere” dovrebbe attingere dalla cultura e dall’esperienza “sul campo”, in un misto si sapienza tecnica ed umanistica.
Nella media gli architetti italiani sono molto preparati.

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